24 settembre 2026

MONS. VIGANO' HA PERSO LA BUSSOLA?

 

 

MONS. VIGANO' HA PERSO LA BUSSOLA?

 

     Sebbene contro voglia sento di dover scrivere un breve commento almeno ad una parte della recente intervista di LifeSiteNews a mons. Viganò. In nero l'intervista, in rosso e blu le mie osservazioni.

 

Molti Suoi critici sostengono che la distinzione tra il Papato e la persona del Papa, portata alle conseguenze che Lei ne trae, conduca inevitabilmente al sedevacantismo [in realtà non porta al sedevacantismo, ma niente meno che al rinnegamento del papato così come la Chiesa lo ha sempre creduto. Quello che mons. Viganò compie con la sua trovata è quella di rinnegare ciò che a parole dice di voler difendere]: se il Papa è il primo nemico del Papato, in che senso è ancora Papa? [ma soprattutto ci si chieda: il Signore fondò la sua Chiesa su Pietro o sul Papato?] Come risponde a chi Le dice che la Sua posizione è sedevacantista senza avere il coraggio di dichiararsi tale?

Rispondo che il sedevacantismo e la papolatria sono due errori speculari, nati dalla medesima premessa [la papolatria è certamente un errore, ma perché sarebbe un errore il sedevacantismo? La papolatria lo è perché anche se il papa è legittimo non è bene idolatrarlo. Il sedevacantismo (in generale), invece, è un errore solo se il papa è legittimo e non se egli non lo è]: che la persona e l’ufficio coincidano. Il papolatra dice: poiché costui è Papa, tutto ciò che fa è buono. Il sedevacantista dice: poiché ciò che fa non è buono, costui non è Papa. Entrambi partono dall’identificazione che io contesto, e per questo entrambi si trovano disarmati davanti alla realtà [questa è una sofistica semplificazione delle cose al fine di "vincere facile". C'è anche, infatti, chi pensa che gli ultimi due sedenti sul trono di Pietro non siano papi non perché ciò che fanno non è buono, ma perché illegittimi (a meno che mons. Viganò non ritenga possibile nella Chiesa la compresenza di due papi). Il non fare ciò che è buono è solo la conferma che non sono papi. E c'è da ringraziare Dio per questo, perché se Bergoglio avesse professato la fede cattolica avrebbe reso più difficile il riconoscerlo come "usurpatore"]. Io dico invece la sola cosa che i fatti consentono [la sola cosa che i fatti consentono o la sola cosa che mons. Viganò vede nei fatti?]: che l’ufficio è di Cristo, che chi lo occupa oggi lo occupa realmente, ma che lo esercita contro il fine per cui esiste [l'ufficio, istituito da Cristo, è del papa e non di Cristo; che chi lo occupa oggi lo occupa realmente non è un fatto, a meno che non si pensi che basti sedere sul trono di Pietro per essere realmente il pontefice; che poi il papa possa esercitare il papato contro il fine stesso per cui esiste significa negargli quella speciale assistenza che la Tradizione gli ha sempre riconosciuto].

Che un Pontefice possa venir meno al proprio mandato non è tesi mia: la questione del Papa hæreticus è stata dibattuta per secoli dai teologi più autorevoli, e la Chiesa non l’ha mai risolta con una definizione [la tesi era "accademica" e tra i teologi autorevoli non figura certo san Tommaso il quale si limita, a mio avviso giustamente, a parlare di resistenza di fronte a decisioni "pastorali" che costituiscono un «pericolo di scandalo nella fede» (ST II-II, q. 33, a. 4, ad 2)]. San Roberto Bellarmino ne enumerò le opinioni senza chiuderle, e diede ai fedeli la regola pratica che a me basta: sicut licet resistere Pontifici invadenti corpus, ita licet resistere invadenti animas — come è lecito resistere al Pontefice che assale il corpo, così è lecito resistergli quando assale le anime. Resistere: non deporre [che in certi casi si possa/debba resistere al papa è pacifico e san Paolo ne ha dato l'esempio (cf. Gal 2,11); che non si possa deporre un papa lo è altrettanto].

Perché il punto è precisamente questo. Deporre un Papa, o dichiarare vacante la Sede, è un atto di giurisdizione, e nessun privato — Vescovo o laico che sia — possiede la giurisdizione per compierlo [vero, ma la testimonianza è però possibile. Questo comporta che chi ha la certezza morale che non sia papa non pretende che tutti i cattolici debbano pensarla come lui per rimanere nella Chiesa (cf. ST III, q. 82, a. 9) e nemmeno si sogna di dire di non essere in comunione con qualcuno solo perché questi la pensa diversamente su quel punto]. Chi se ne arroga il potere commette, in forma rovesciata, lo stesso abuso che rimprovera a Roma: si fa misura di ciò di cui è soltanto custode. E ne subisce la pena: una Chiesa senza Sede visibile, senza possibilità di un Papa futuro per via ordinaria, senza altro criterio che il giudizio privato di chi l’ha dichiarata vacante [dove sarebbe il problema nel caso fosse quella la realtà? Il centro è la realtà/verità oppure l'assumere una posizione che consenta una più facile soluzione umana della crisi?]. È una via che finisce in un vicolo cieco, e l’ho vista chiudersi su troppe anime sincere. [il sedevantismo derivante dal giudizio sul comportamento del papa (es. Istituto Mater Boni Consilii) è un capovolgimento dei ruoli e, più che finire in un vicolo cieco, parte già cieco. Ma c'è anche un sedevacantismo che non parte da un giudizio nei confronti del papa e che è basato su fatti oggettivi (che la coppia don Minutella-Cionci è riuscita a ridicolizzare). Questo sedevacantismo non finisce in un vicolo cieco più di quanto non vi finisca la trovata di mons. Viganò, ma con la differenza non da poco di non rinnegare la tradizionale fede cattolica sul papato (che non ha nulla a che fare con la papolatria)]

Vi è poi una ragione più umile, e per me decisiva. Io non so quale sia la soluzione ultima di questo mistero, e non ho la presunzione di saperlo: lo scioglieranno un Papa o un Concilio, o Nostro Signore stesso quando vorrà [effettivamente questa posizione è più umile della precedente e la ritengo condivisibile]. So però qual è il mio dovere nel frattempo, e non richiede alcuna sentenza. Non spetta a me deporre un Papa [in realtà deporre un Papa non spetta a nessuno, ma solo a Colui di cui egli è vicario]: spetta a me non seguirlo nell’errore [vero, ma di errore si poteva parlare fino a Benedetto XVI. L'ermeneutica della continuità portata avanti da tutti i papi postconciliari è certamente un grave errore (pensare di poter conciliare l'inconciliabile) ma non una diretta negazione della verità (il famoso "sì, ma..." cf. qui). I papi non sono mai andati (e in quanto tali non possono andare) direttamente contro la verità. A volte non l'hanno difesa a sufficienza (Onorio, ricorda mons. Viganò stesso, «non fu condannato per aver definito un'eresia, ma per non aver spento l'incendio che aveva il dovere di spegnere») e altre volte, come accaduto con i papi postconciliari, hanno permesso che alla verità fosse affiancato l'errore], e come Pastore ho il dovere di mettere in guardia il gregge del Signore [giusto, ma bisogna aiutare il gregge a non rinnegare la fede cattolica in nessun punto, compreso quello fondamentale del papato. E certo non si difende il papato separandolo dal papa! 

    Un teologo autorevole come san Tommaso insegna che in teologia è molto importante saper distinguere. Ora, in modo analogo a quanto accade con la bellissima immagine della "Chiesa - Corpo di Cristo", dove alla verità evidente dell'unità dei due (santa Giovanna d'Arco afferma che «Gesù Cristo e la Chiesa sono un tutt'uno, e non bisogna sollevare difficoltà» - CCC, n. 795) è necessario ricordare anche la non totale identificazione (c'è distinzione tra Cristo e la Chiesa. Aspetto questo espresso dall'immagine dello sposo e della sposa), così tra papa e papato. Dunque no alla separazione, no alla totale identificazione, sì all'unità nella distinzione]. 

MONS. VIGANO' HA PERSO LA BUSSOLA?

    MONS. VIGANO' HA PERSO LA BUSSOLA?        Sebbene contro voglia sento di dover scrivere un breve commento almeno ad una parte della...